Per questo nuovo appuntamento con le “Memorie di un Tutor dell’apprendimento” facciamo un salto nel tempo con il nostro piccolo L. (9 anni).
Oggi è lui a ricordarci un episodio avvenuto nel mese di febbraio, prima della lunga chiusura.
L. ha aiutato S. (7 anni) nell’uso di uno strumento compensativo che lui già conosceva.
Ricorda quel momento come qualcosa di speciale. Lui al quale la scuola non riconosce nessuna potenzialità a causa delle sue difficoltà, proprio lui ha aiutato un altro bambino. E lo ha fatto bene.
Si tratta, come dice il professor Imperiale, del principio di parità che di volta in volta ti fa essere «maestro e allievo», elimina la competizione, favorendo la relazione affettiva ed il consolidarsi dell’autostima (vs «impotenza appresa»).
Senza saperlo L. è intervenuto in quella che Vygotskij definisce “zona di sviluppo prossimale” cioè la differenza tra ciò che il bambino sa fare da solo e ciò che è in grado di fare con l’aiuto e il supporto di una persona più competente.
Tendiamo a considerare questo “qualcuno” sempre come un adulto, in realtà potrebbe anche essere un fratello maggiore o un altro bambino più grande.
In questo modo abbiamo agito doppiamente sull’autostima di L. e sulla valigia degli strumenti di S.; e trasversalmente sulle competenze sociali di entrambi.
Perché come dice L. “aiutare gli altri significa provocare felicità”.
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