Per questo nuovo appuntamento con le “Memorie di un Tutor dell’apprendimento” vogliamo condividere lo scambio avuto con S. (6 anni) che ci ha portati a riflettere ancora sull’importanza della relazione tra tutor e studente, della fiducia e dell’impegno.
Al 50° giorno di chiusura, S.(6 anni) con grande convinzione, guardando attraverso lo schermo del computer, dichiara: “Voglio mettermi alla prova con la parola coccodrillo. È una parola difficile, forse dovrò impegnarmi di più. Tu pensi che ce la farò, lo so.”
Cosa c’è di più bello di un bambino che sfida se stesso e le sue difficoltà? E di un tutor che crede in lui e nelle sue potenzialità?
Ritorna al centro la relazione di fiducia tra tutor e studente che apre la “via emotiva”.
Perché il tutor “sente” e il bambino sente che il tutor sente autenticamente. La via emotiva è una delle chiavi per mettere in moto il processo dell’imparare. Mary Helen Immordino Yang e Antonio Damasio direbbero: “We feel, therefore we learn” che potremmo tradurre come “Sentiamo/proviamo, perciò impariamo.”
E, nelle parole di S., ritorna anche uno dei suggerimenti di Dehaene, cioè l’importanza di incoraggiare gli sforzi. Infatti, come sottolinea lo studioso, dobbiamo smetterla di far credere ai bambini che sarà tutto facile: questo gli suggerisce l’idea che quando non riescono in qualcosa è perché non sono dotati. Al contrario spieghiamo loro che tutti gli studenti devono fare uno sforzo e che, quando lo fanno, tutti fanno progressi.
È importante, quindi, avere una mentalità progressista e non rigida.
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